Cos’è

Il Teatro Sociale è figlio di più tendenze rielaborate al suo interno. Nasce negli anni Novanta dall’evoluzione di differenti movimenti e ideologie teatrali, sperimentazioni e idee, che hanno fatto sconfinare il teatro al di fuori dei canoni accademici, in direzione della società e dei suoi bisogni. La teoria del Teatro Sociale attinge sia alla storia del teatro sia ai Performance Studies, e la sua pratica prende ispirazione e acquisisce le metodologie dal Nuovo Teatro, dall’Animazione Teatrale e dalla Teatroterapia, ma al contempo se ne allontana. Il Teatro Sociale, attraverso un processo maieutico e polisemico, è difatti finalizzato alle possibilità espressive per tutti e non al professionismo. In quest’ottica, il teatro non è prerogativa di alcuni, i più inclini o i più dotati, ma è un’attività che può coinvolgere chiunque (diceva Boal: «Tutti possono fare teatro… anche gli attori…» [Boal, 1977]). Lo scopo non è dunque il risultato estetico fine a se stesso, ma il processo che costruisce relazioni per mezzo della comunicazione creativa: l’estetica è un mezzo e non soltanto un fine. È un teatro da fare, non solo da vedere, aperto a tutti al di là delle abilità tecniche, poiché è un’azione socio-culturale che applica il teatro come strumento rivolto al benessere di individui, gruppi e comunità. Per far questo, il Teatro Sociale adopera tre «sistemi di comunicazione corporea» [Bernardi, 2008]: il laboratorio, la performance e il rito. Il laboratorio è rivolto alla cura dell’individuo e alla creazione del gruppo; la performance è importante per l’azione e l’espressione del gruppo; il rito opera, a livello comunitario e istituzionale, come collante sociale ed espressione di identità.
L’azione teatrale nasce sempre da un bisogno, da un’urgenza, da un desiderio, e l’ideazione di un intervento di Teatro Sociale prevede proprio il riconoscimento di un determinato tema presente nel gruppo o nella comunità con cui si lavorerà. Il taglio creativo del Teatro Sociale mira al benessere ma vi giunge dal malessere, poiché individua problematiche, limiti, con l’obiettivo di un loro superamento. È un teatro che vuole essere strumento per facilitare la socialità dei soggetti coinvolti, agendo sulle questioni che a loro stanno a cuore, che per loro sono importanti. Il laboratorio di Teatro Sociale, utilizzando il linguaggio del corpo e tutto lo strumentario che deriva dal mondo del teatro, permette di affrontare all’interno di un gruppo una problematica o tematica comune per lavorarvi collettivamente. La partecipazione, la pluralizzazione dei problemi, la ricerca comune delle soluzioni, sono il suo valore intrinseco. Il laboratorio favorisce processi di empowerment personale, ma non resta al livello terapeutico individuale, tende a una ricerca collettiva: è il gruppo che si interroga e si analizza, con la conduzione maieutica di un esperto, per intervenire sulla realtà. Il Teatro Sociale risponde all’esigenza delle persone di narrare l’esistenza reale, in qualsiasi situazione o condizione esse si trovino, pone domande sull’esistenza. L’azione teatrale si nutre dell’esperienza e della diversità. L’intervento individua problematiche sulle quali agire, non per educare o passare valori, ma per rimettere in discussione i significati e i valori dati a partire dalle diversità presenti nel gruppo: accoglie chi partecipa nella complessità della sua esistenza, facendo venire alla luce quella complessità, ampliando il campo dell’esperienza possibile, valorizzando tutti gli elementi presenti, in modo da apportare sensibilità e cambiare percezione. Il Teatro Sociale opera dunque non per cancellare e abolire le differenze, verso un’idea di comunione omologante, ma al contrario per enfatizzarle e creare ponti fra gli individui, facilitando un circolo di incontri e scambi reali. Lavora sulla comunicazione, verso un’azione collettiva e partecipata, che porta avanti il bisogno di critica e auspica a una crescita. Per far questo s’immerge nella vita quotidiana, attingendo alla naturale teatralità di un’umanità diversificata, per apportare cura e condivisone, e superare, ove possibile, le situazioni di malessere. L’azione è rivolta ai problemi concreti, e se l’etica fondamentale è non intervenire per realizzare esclusivamente un prodotto estetico, è attraverso il teatro che si cerca di interagire con le radici del problema e intervenire per il cambiamento. Il Teatro Sociale è un teatro ‘in traduzione’: traduce le competenze teatrali rispetto al contesto culturale in cui opera, coniugando gli aspetti relazionali con quelli artistici. È un’azione socio-culturale, nella quale l’arte è mezzo di conoscenza e trasformazione. Non mira all’abilità tecnica ma alla competenza emotiva e simbolica. È un’arte condivisa, nella quale il gioco creativo del teatro trasforma l’ordinario in straordinario, l’immaginario si tuffa nel reale della vita quotidiana e ad esso attinge, permettendo di vedere oltre, nel campo del possibile. Il Teatro Sociale inaugura un’arte della performance che non risponde a criteri competitivi, ma al compimento di un’esperienza processuale e collettiva, che mostra autenticamente gli itinerari di senso percorsi, e gli esiti del cammino. Laboratorio e performance sono parte di un processo integrato, nel quale individui e gruppo rispondono ai loro bisogni, e l’estetica è un potente strumento di comunicazione. Il Teatro Sociale è incentrato pertanto sull’integrazione di processo e prodotto, non sulla produzione di spettacoli. Il meccanismo rappresentazionale del teatro è difatti diverso da quello relazionale del Teatro Sociale, nel quale la drammatizzazione è vissuta come uno scambio e la performance serve a creare relazione tra attori e pubblico. Inoltre, gli eventi performativi non sono replicabili, ma rappresentano un’esperienza unica vissuta dal gruppo che li realizza, trasformano la vita in dramma, attingendo a una drammaturgia d’esperienza legata al vissuto, al sapere, all’immaginario, individuale e collettivo. Il Teatro Sociale annulla la figura dello spettatore estetico, lo spettacolo finale re-cita un’esperienza di crescita irripetibile che il gruppo restituisce ad una comunità di riferimento. Il pubblico è partecipe perché l’esperienza performativa lo riguarda direttamente. In tal senso, il Teatro Sociale è il teatro veramente necessario e ha un fondamento etico in cui la performance è vissuta come testimonianza sociale. Questa pratica performativa, che sostiene la costruzione di relazioni umane, riconosce e valorizza le risorse creative, espressive e teatrali che ogni individuo possiede, è un teatro per la comunicazione, la partecipazione, e il cambiamento.
Un altro compito del teatro riguarda la creazione di forme e riti culturali finalizzati alla costruzione dell’identità collettiva. Per far questo il Teatro Sociale opera in partnership con enti e istituzioni, promuovendo con essi un tipo di relazione simmetrica che mira alla trasformazione delle dinamiche sulle quali interviene. Anche in questo caso è importante l’approccio narrativo poiché, come gli individui e i gruppi nei laboratori, anche le istituzioni e le comunità hanno bisogno di narrazione, in caso contrario non avrebbero né storia né identità. I narrativi collettivi si situano nell’ampio panorama della drammaturgia di comunità e della drammaturgia festiva, modalità attraverso le quali il Teatro Sociale interviene nel più ampio contesto comunitario. Agire sui riti, in un lavoro di comunità, vuol dire valorizzare quelli che già esistono, o crearne di nuovi quando essi mancano. Il rito festivo è un evento eccezionale che sospende, interrompe la quotidianità, lo spazio e il tempo si trasformano. La produzione scenica usa tanti linguaggi, soprattutto la narrazione: gli artisti danno voce alla comunità, e la festa è l’esperienza della ritualità e della socialità condivisa. Il Teatro Sociale è arte che si fa metodo. Un metodo simile al lavoro psicosociale, nel quale l’operatore deve avere una doppia competenza, pedagogico-teatrale e socio-formativa, che tenga strettamente integrato il livello performativo dell’esperienza col significato che esso assume nella dinamica sociale.